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lunedì 19 settembre 2011

Crisi si, crisi no:chi è davvero la vittima? Parte1^(licensed under a Creative Commons)

    


Il problema visto dalla prospettiva del cittadino, delle istituzioni e dell'imprenditoria   
(by PS Consulting web division) 

Sono settimane difficili queste; borse che crollano, valute in piena tempesta e debiti sovrani tenuti sotto scacco dalle famigerate agenzie di rating. Nemmeno il debito USA è stato risparmiato; ma quella è tutta un'altra faccenda. Lì si consuma una guerra incruenta (???) fra Obama, i repubblicani e le lobby dell'alta finanza. E, per conseguenza, anche i nostri titoli di stato crollano, assieme a quelli iberici ed ellenici (pura carta straccia), sotto il peso delle ombre alimentate da Fitch, Moody's e compagna bella.

Ma in realtà, questa crisi, chi investe. Chi colpisce davvero: i governi? Gli stati sovrani? Beh, senz'altro colpisce il "pubblico indistinto", i risparmiatori. Gli ultimi anelli di una catena che, man mano che procede verso il basso, mostra sempre più una crescente fragilità.
La gente comune di sicuro "ci perde"; ci perdono gli stipendiati, i pensionati, i piccoli imprenditori e l'esercito di partite iva coscritte.
E gli stati sovrani? Quanto sono coinvolti nella crisi? Difficile da dirsi; ma proviamo a fare due conti traendo delle banali conclusioni. Banali ma.....incontrovertibili!
Dunque: oggi i rendimenti dei titoli tendono a salire; lo "spread" con il Bund scende sotto i 380 b.p. ma resta alto. E, ovviamente, i corsi dei titoli del debito (Btp-CCt ecc.) crollano.
Quindi chi possiede tali titoli, adesso, sta messo male? Certo che si, per quanto è una situazione momentanea, giacchè questi stessi titoli giungeranno a scadenza e saranno rimborsati. Perchè saranno rimborsati, almeno i nostri!
E quindi anche il Tesoro è nei guai? Neanche per sogno, anzi......va alla grande!
Tutti vi chiederete: forse sono impazzito, come mai, in che senso, cosa voglio dire, vero? Ebbene, vi illustro la mia modesta opinione:
Nella dinamica degli scambi sui "mercati organizzati" (le Borse, appunto), nel caso di titoli a reddito fisso (Btp, Cct, Bond ecc.), a fronte di: un aumento dei tassi di interesse in asta e dei rendimenti a scadenza, il corso/prezzo di questi titoli scivola verso il basso; cioè scende. Ora, maggiore è la duration (durata media finanziaria) maggiore sarà la caduta del prezzo. Per ogni punto percentuale di tasso che sale, un Btp trentennale perderà molto più di un suo pari titolo decennale.
Ed io, da buon risparmiatore patriottico, che ho in portafoglio questa attività finanziaria (passività invero), mi accollo una momentanea minusvalenza; non perdita (fintanto che non vendo). Ora, viene spontanea la domanda:
E perchè ciò non vale anche per il Tesoro? Per due semplici ragionamenti:
1) E' vero che, a fronte di rendimenti più alti, il Tesoro (e quindi lo Stato) paga un maggior interesse che si somma al monte debito pubblico.
Ma, in questo particolare momento, il valore nominale del debito si è notevolmente ridotto a causa dell'abbassamento dei corsi dei titoli. Cioè, quella che per i possessori di titoli di debito è una minusvalenza temporanea, per il Tesoro si trasforma in un minor valore attuale del debito. Insomma, una bella alchimia contabile, con cui divertirsi manipolando i numeri e farsi belli agli occhi di chi ci deve valutare (Non dimenticatevi mai di: Fitch, Moody's e Standard & Poor's).
Ma la sorpresa non finisce qui; in una qualsiasi altra circostanza non avrei mai palesato questa equivalenza finanziaria, che sarebbe apparsa del tutto normale e finanziariamente consequenziale. No, qui ci troviamo di fronte la concomitanza di un'altra variabile fondamentale:
2) L'Oro! O meglio, il prezzo del metallo giallo. Un valore che, negli ultimi 3 anni (quelli della crisi, appunto) è più che triplicato, passando dagli 800 e rotti$ ad oncia agli attuali 1820$, vale a dire circa 55€ al grammo, oggi.
Ma, vi domanderete voi, cosa c'entra l'oro con le pressioni sul debito e tutto il resto?
C'entra, eccome se c'entra!
Mi spiego: prima ho prospettato la correlazione fra tassi e prezzi dei titoli a reddito fisso. Ho anche evidenziato come, proprio in funzione dell'allargamento della forbice col Bund tedesco (il tanto temuto spread), gli stessi prezzi si siano sensibilmente ridimensionati. Ebbene, aggiungete il boom dell'oro e......provate a fare due più due. Non è ancora chiaro?
Ok, le cose stanno più o meno così: da un lato l'attività delle agenzie di rating ha prodotto una forte pressione sul debito di alcuni paesi nell'area €uro. Ciò ha alimentato un vero attacco speculativo sulla divisa europea ingenerando un crollo dei prezzi di tutti i titoli di stato nei vari paesi dell'area €uro.
Quindi, da un lato il valore attuale del debito è inferiore rispetto al suo valore nominale. Ma a fronte di questa riduzione, il controvalore delle riserve auree delle principali economie (compresi USA e Cina) è più che triplicato; sicchè ad un minore peso specifico del debito (almeno per ora) c'è una ricchezza aurea che da circa 820$, oggi vale oltre 1.820$. Una plusvalenza che, certamente potrebbe far gola vista la sua misura. Ma che in realtà potrebbe avere ben altre finalità. Quale?
Per rispondere a questa domanda è necessario porsene un'altra: ricordiamo tutti "Bretton Wood" coi relativi accordi sanciti ed imposti dall'amministrazione Nixon?
Bene, senza andare troppo nel difficile si può riassumere così: l'oro ha sempre avuto la valenza di garantire la copertura della massa di debito sovrano. Ad oggi può a malapena coprire la circolazione della massa monetaria circolante; ne è esclusa la copertura della massa di titoli del debito. Tant'è che, è risaputo, non si può stampare "carta moneta" per colmare i deficit nazionali. Il nuovo denaro non avrebbe alcun valore giacchè non vi sarebbe adeguata copertura aurea. Pena, un'inflazione tale da rispedirci indietro di un secolo, nella migliore delle ipotesi!
Senonchè, oggi il totale delle riserve di oro nelle banche centrali, vale oltre il triplo rispetto a tre anni fa. Cioè, ripeto, quando è scoppiata la crisi nel 2008.
Dunque, e concludo la prima parte di questo articolo, siete d'accordo che, la concomitanza di una minusvalenza sul debito pubblico ed una gigantesca rivalutazione delle riserve auree, forse potrebbe essere non del tutto casuale?
E che, infine, tale maggior ricchezza serva a tenere in equilibrio e sotto controllo debito e denaro circolante?
Quindi, in conseguenza di questa riflessione, mi chiedo: dove arriverà il prezzo dell'oro? E siamo davvero sicuri che tutto si possa ricondurre ad una maggiore domanda di Cina o India e che tale effetto sia stato già assorbito nel prezzo del metallo giallo? Francamente.......io credo di no! Ma solo il tempo ci potrà dare conferma.

  

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