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venerdì 20 novembre 2015

«MIFID II, risparmio e consulenza: è già guerra di ‘indipendenza’!..»

Sarà scontro tra l'universo
Fee-only e le "reti"?
L'interpretazione, sullo specifico contenuto nella nuova MIFID, è molto chiaro: «Il termineindipendentepotrà essere utilizzato pubblicamente solo dai soggetti che svolgono solo la consulenza su base indipendente» (fonte ESMA).

Maurizio Bufi - per la II^ volta -
eletto presidente ANASF
Naturalmente, la recente dichiarazione del rieletto presidente dell'ANASF, Maurizio Bufi, non è passata inosservata: «I Consulenti Finanziari INDIPENDENTI devono togliersi l'aggettivoINDIPENDENTEdal nome». Apriti cielo!.. A mio modesto parere, definire un errore le dichiarazioni di Bufi, è puro eufemismo accademico. Ma voglio provare a entrare nella logica di questa affermazione, perché una qualche logica ci dovrà pur essere.
Per cui mi chiedo: perché, un professionista affermato come lui, da tanti anni, se ne esce con un'espressione tanto infelice? Non che la cosa mi preoccupi, figuriamoci. Ma è lo slancio da tarda romantica restaurazione che desta seri pensieri, quello sì. Dicevo, provo a mettermi nei suoi panni per tentare di comprendere, e l'unica risposta che ne ricavo è... paura. Sì, paura: del nuovo, del futuro, paura di un radicale cambiamento dell'intero apparato, banche comprese. Lo so, può apparire eccessivo, anche melodrammatico, ma proprio non riesco a trovare un'altra ragionevole spiegazione. 
Differenze tra le due
"filosofie" professionali
D'altra parte, a ben pensarci, non è del tutto fuori luogo palesarsi preoccupati. Nel senso: se negli ultimi 7-10 anni, piuttosto che adeguarti lentamente, in modo programmato, ad un mondo della consulenza in cui il suo prezzo sia dettato dalla parcella, commisurata al valore della prestazione, si è proseguiti nella direzione di un pricing, diciamo, convenzionale - seppur con periodici 'adeguamenti', ma pur sempre tradizionalista - si fa presto a giungere a certe dichiarazioni... come dire, maldestramente tranchant. Ad ogni modo, se questo è davvero il suo intimo pensiero; se proprio non gli garba ‘l'aggettivo’... allora è davvero messo male. Per quanto si ostini a rigirare su sé stesso, il “sistema banco-centrico” italiano, con un'obliqua inclinazione ‘gattopardesca’, è impossibile - ancorché anacronistico - anche solo immaginare che l'evoluzione naturale della professione non vada nel senso della sempre più totale INDIPENDENZA.
Anche solo etica e morale. Hey, lo riesce a capire? Uno su tutti: i fondi in Borsa: eloquente esempio dell'evoluzione di un'offerta trasparente e qualificata.
Concludo la replica proponendo il mio punto di vista sulla “Casa comune della consulenza. E' un errore sesquipedale: non già per l'incompatibile coabitazione di figure professionali, sì contigue ma troppo eterogenee, quanto per il ragionevole dubbio di aver voluto imprimere il proverbiale colpo al cerchio e l'altro alla botte, strizzando l'occhio un po' di più, magari, a tutto l'apparato di sistema. E' un concetto che ho più volte ripetuto. E poi, tanto per esser chiari, analizziamo un po' di dati oggettivi; ricordiamoli bene questi numeri: PB/PF e Consulenti indip. gestiscono a malapena il 10% del patrimonio clienti italiani. Il restante 90% è gestito dal sistema banco-centrico. Appare chiaro quanto sia prioritario (eufemismo, ovvio) definire un “perimetro di gioco” potenzialmente equo per tutti i players in gioco. Sì da offrire ampie garanzie soprattutto alla promiscua platea di investitori. Ma di una cosa sono più che certo: la casa comune della consulenza non sarà altro che l'ennesimo paravento dietro cui celare interessi e burocrazia. Nessuna concreta possibilità di assistere alla creazione di valore da un istituto del genere: se sei uno buono, competente, ligio e “fedele”... non ne hai affatto bisogno. Ed io, infatti, me ne chiamo fuori, pur senza restare da solo.
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