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giovedì 24 settembre 2015

«PIL ‘effervescente’: così non si rischia di rimanere a (Pro)secco»

L'alta gamma made in Italy
I ‘brillanti’ risultati dell'export del vino non danno alla testa. 
Anzi, portano ottimismo e profitto a chi, in passato, ha scelto di investirci.

Il vino non è solo uno straordinario liquido da bere, da soli o in compagnia. Il vino è anche un valore su cui poter investire: sia dal punto di vista industriale che finanziario. Un settore che crea enorme valore. Vediamolo... Nel 2014, il prezzo medio delle bottiglie battute da Sotheby’s, nelle tre grandi piazze mondiali per il vino: (Hong Kong, Londra e New York), è stato di 767€ per i grandi “Pinot Noir” di Borgogna, e di 486$ a bottiglia per i Bordeaux. Le etichette eccellenti italiane, invece, riuscivano a strappare non più di 253€ in media. Be', niente male se si considera che non c'è una grandissima distanza dagli “Champagne(286€)
La buona notizia, però, è che il valore medio delle nostre bottiglie, ad oggi, si è rivalutato di oltre il 47%, rispetto ad un calo del -29% delle super bollicine francesi. Proprio niente male!

Variazione prezzi dei vini in asta, per etichette di alta gamma
Ricordo che l'asset ‘vino’, vale almeno il 20% dell'export italiano (con un valore che supera i 5mld€); a guidare le ‘frizzanti’ performance, sono gli spumanti e l'irrefrenabile del ‘Prosecco’. E se tanto mi dà tanto, allora vorrei capire come mai, ad oggi, c'è così scarsa informazione su questo segmento ‘alternativo’. 


Mi spiego: se il nostro vino, nel suo insieme, vale oltre 5mld€ (soltanto per l'export), ed il settore vini di ‘alta gamma’ si è rivalutato del 47%, cosa aspettiamo ad amplificare la voce e le info su questa ‘naturale’ opportunità? Quale migliore asset per decorrelare anche il rischio in un portafoglio già ben diversificato? Com'è che non ne sento mai parlare? Eppure, abbiamo eloquenti esempi di strumenti finanziari che consentono, con profitto, di investire su questa asset. Ve ne cito solo due o tre: Nobles Crus’, ‘March Intern. Catena’, ‘Italian Wine Brands - IWB.
Ultima osservazione e concludo: il prezzo medio di un'etichetta italiana quota ancora ‘a sconto’ rispetto alle più titolate francesi, però la qualità dei vini non rispecchia affatto questo parametro. 
In termini di qualità, i nostri vini di alta gamma valgono molto più di quanto quotino. Questa forbice è destinata a restringersi: l'elevata rivalutazione nel precedente esercizio ne è una prova. 
Ma c'è dell'altro: c'è anche una questione di capacità produttive rispetto alla crescente domanda di queste referenze di nicchia. In questo, l'Italia, è senz'altro in netto vantaggio ed i principali attori del settore si sono già debitamente bordeaulizzati
Dunque... perché lasciar sfumare questa possiilità? Perché non credere, ed investire, sul 20% del nostro export?