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giovedì 13 marzo 2014

«Restare ‘a galla’ nell'immenso mare di carta!»

Il punto sull'equilibrio fra ‘reale’ e virtuale.

Senza girarci troppo intorno, le principali economie mondiali stanno letteralmente affogando nel mare di debito sovrano: 100 trilioni di U$ grosso modo; tanto che ho persino difficoltà a scriverlo, un’enormità!
In questo scenario teoricamente apocalittico, il ruolo di banche e banchieri ‘centrali’ è assolutamente evidente: siamo dentro una fase di “fiat money”, il denaro viene creato dal nulla e il suo valore non è più legato a basi intrinseche e/o parità aurea bensì dalla semplice fiducia, conferita nel momento in cui accettiamo una qualsivoglia banconota, originale ed in corso legale ovviamente.

Un ragionamento che di per sé, già dovrebbe far paura, per le implicazioni che ne possono derivare. Ma questa è la realtà ed i mercati non sembrano farci caso, adesso!
L’Economia di oggi si basa su questi principi, troppo relativi e teorici.
I tempi di ‘Bretton Woods’ sono molto lontani, e di certo c’è uno scollamento evidente tra riserve e cartamoneta stampata; ‘scollamento’ che si palesa anche fra economia e finanza. E allora, è inevitabile giungere a queste evidenti deduzioni:
a) le banche centrali, di fatto, ‘determinano’ i prezzi di tutte gli strumenti finanziari;
b) tutto si regge su una parola: “fiducia” (???);
c) visto quanto detto sopra, le banche centrali non molleranno il mercato, lasciandolo orfano. Quindi ci sono ancora buone prospettive per gli investimenti più rischiosi, salvo non accada qualcosa di importante;
d) se la fiducia abbandona le banche centrali... ahimé, allora cambia tutto!
A conti fatti, uno sgradevole cane che si morde la coda, ma con un morso che potrebbe lasciare segni indelebili.