Partners

Partnership con Petterson Diamonds UK

lunedì 30 luglio 2012

“Italia sotto scacco” Parte II^: “Pirati” all'assalto di un ghiotto tesoro?

(Covered under Copyleft License-CC BY-ND 3.0)
Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0-Unported License



Allora, si era detto di rispondere a due domande, rinviate a questa II^ parte dell'articolo. I dubbi da sciogliere erano:
 

1. Cosa si nasconde dietro al nostro Spread?
 
2. Il nostro paese è vittima di una finanza troppo corsara, oppure sta pagando il giusto tributo per anni di politiche sbagliate ed assenza di crescita?




Per riuscire ad individuare le giuste risposte, avevo fatto una doverosa premessa nel precedente post. Ora, terminata la premessa, torniamo al nocciolo della qustione: 
il tentativo di portare a termine un vero “sacco” al nostro invidiabile e ricco patrimonio pubblico. Ecco la mia sensazione, costruita anche su dati e valutazioni oggettive...
L’Italia è un paese in crisi, una profonda crisi economica, e questo è stato già detto. L'italia è un paese con un debito pubblico praticamente impagabile, ragionando in termini ordinari, e con le principali imprese del paese che, a causa della caduta dei tassi di guadagno, si stanno ri-localizzando altrove, in zone che permettono guadagni superiori a quelli dell’Italia.
Ma l’Italia, pur in profonda crisi, ha ancora tanti gioielli fra i suoi Asset, molto appetibili e che le multinazionali anglo-americane sperano di “comprare” a prezzi stracciati. La domanda è: come intendono riuscirci?
Cercherò di essere chiaro: gli interessi dei "globalisti" e degli anglosassoni puntano a costringere, ora più che mai, i vari esecutivi ad alienare quanto c’è rimasto da privatizzare in Italia. Dall’ENI, di cui una parte è ancora in mano allo stato, così come pure l’Enel, oltre a Finmeccanica, Fincantieri, Trenitalia, Poste e RAI.
E, naturalmente, anche ospedali e centri sanitari all’avanguardia nella ricerca. C'è altro ancora? Certo, eccome se c'è altro!
Tanto per cominciare ci sono ancora università, scuole ed imprese municipalizzate, come quelle dell’acqua e della raccolta dei rifuti.
A tutto ciò va aggiunto il vero fiore all'occhiello che l’Italia possiede: un immenso ed inestimabile patrimonio che tutto il mondo ci invidia. Il ricco patrimonio paesaggistico e ambientale, decisamente ghiotto, oltre ad un ricchissimo patrimonio artístico. Ricordiamoci che in Italia è concentrato il 60-65% di tutti i beni artistici e archeologici dell’umanità. Tre asset strategici, questi ultimi, mai del tutto messi a frutto come si conviene, autentiche miniere d'oro inesauribili.
Non so se mi spiego: provate a mettere seriamente a frutto una tale ed immensa risorsa. Solo per quest'ultima voce (il patrimonio artistico), immaginando una diversa e più efficiente organizzazione, pensate a quali profitti si potrebbero ottenere se si annichilisse il peso che la politica parassitaria vi esercita regolarmente.
A tutto questo va aggiunta un'ulteriore ricchezza posseduta dall’Italia, di cui nessuno parla apertamente: il suo oro!
Raramente se ne accenna, ma l’Italia ha la quarta riserva di oro del mondo che, ad Ottobre 2011, ammontava a ben 2.451,80 tonnellate; il 74% della quota detenuta nelle riserve internazionali. Un vero tesoro che, al fixing di Ottobre 2011, corrispondeva a circa 115 miliardi di euro.
Solo FMI e due stati: USA e Germania, hanno riserve auree superiori alla riserva italiana. L’oro è un prodotto altamente strategico e destinato a rivalutarsi fortemente nel futuro inmediato; per cui questa ricchezza è molto appetibile come ho già detto.
In questo momento, l’oro italiano, è il principale obiettivo su cui hanno messo gli occhi i globalizzatori. Quindi l’Italia, pur essendo un paese in forte crisi, possiede ingenti ricchezze. Da qui, il ripetuto tentativo di aggressione all'Italia.
Ora, la domanda da 1000 punti è: come impossessarsi (o meglio derubare) queste ricchezze all’Italia ed al popolo italiano, tenendosi ai margini della legalità?
Approfittando dell’enorme debito pubblico, i grandi predatori, con l’aiuto dei propri rappresentanti all’interno del paese, ovvero: i liberisti nostrani, gli stipendiati di Goldman Sachs, FMI, BCE, Federal Reserve, World Bank, WTO ed affini, faranno pressione per ridurre il debito pubblico attraverso la privatizzazione, la vendita, ovviamente a prezzi fortemente scontati, dei beni sopra citati.
Come già successo con la privatizzazione delle grandi banche statali, ad esempio negli anni novanta, lo stato incasserà delle somme che andranno ad incidere in minima parte sulla riduzione del debito; ma allo stesso tempo l’Italia perderà definitivamente i grandi guadagni che queste imprese producono.
La privatizzazione, per come l'intendiamo noi e come ci insegna la storia, non è mai servita a risolvere i problema di un paese, anzi li ha ingigantiti. Pertanto, nei prossimi anni l’Italia andrà incontro a problemi economici molto più gravi, a cui si dovrà porre rimedio con minori risorse attive.
Cioè: il mancato introito dei guadagni derivanti dalle imprese pubbliche privatizzate, la riduzione della spesa pubblica e lo smantellamento del welfare (lo stato assistenziale) ma anche l’incremento della disoccupazione e la riduzione dei consumi, accentuerà la crisi che porterà alla chiusura di ulteriori imprese, negozi ed altre attività.
Tutto ciò si ripercuoterà ovviamente anche sulle imposte e tasse dell'Erario e, dato che si determinerà una riduzione del gettito fiscale, per conseguenza lo Stato avrà sempre meno soldi da distribuire.
Come insegna la storia recente, per esempio dell’Argentina o dell’Ecuador (tanto per restare all’America Latina) la conseguenza diretta sarà un'inevitabile esplosione sociale, placabile solo con la repressione, con la forza ovvero con una sorta di dittatura.
Quali scenari, allora, si potranno delineare all'orizzonte? Cosa aspettarsi?
A mio modesto parere, il futuro dell’Italia appare sempre più nero ed inveitabilmente il popolo italiano sarà costretto a riprendere la via dell’emigrazione.
Insomma, dal mio punto di vista, l’attacco finanziario al nostro paese si spiega perchè, il nostro ex Premier, non è considerato all’altezza dei suoi predecessori privatizzatori e quindi si preme per un immediato ritorno di questi. E che sia chiaro:
l’attacco all’Italia è finalizzato al furto del suo oro, del suo enorme patrimonio ambientale, artístico e archeologico e delle imprese pubbliche dai lauti guadagni.
Teniamo bene a mente una cosa: la sola manovra di disimpegno pianificato, dell'ingente patrimonio immobiliare dello Stato italiano, potrebbe evitare inutili e sanguinose manovre di tagli al welfare ed allo stimolo alla crescita o alle politiche di incentivo per i giovani. E se a questo ci abbiniamo:
· una nemmeno tanto dura lotta all'evasione (come quella attualmente condotta);
· una più redditizia gestione del patrimonio paesaggistico ed artistico;
· un rilancio dell'agricoltura, in termini di tecniche e di indotto...
bé, allora la nuova ricchezza prodotta – secondo schemi moderni, efficienti e con visione di lungo periodo – sarà senza dubbio più che sufficiente ad allontanare l'attuale crisi ed ad aprire, finalmente, un periodo di prosperità.
Il vero dubbio da superare è: ma chi ci amministra, vuole realmente svoltare o preferisce interpretare il ruolo di Vicerè per conto di potenze estranee all'Italia? E, di fatto, favorire il saccheggio legittimato dei nostri preziosi tesori?
A voi le risposte e la scelta di come interpretare: lo Spread e la “crisi” dell'€uro
Ultima cosa e poi concludo. Ma... vi siete mai chiesti quanto valgano, tutti assieme: musei, opere d'arti, palazzi storici, spiagge ecc. ecc.? Bè, non vi preoccupate: sarà l'argomento del mio prossimo articolo sul Blog. E credetemi, sono numeri da far venire i brividi. Buona lettura e a presto!

---
L'utilizzo del contenuto di questa opera è soggetto alle condizioni della Licenza Creative Commons.  
Sono consentite: distribuzione, riproduzione e realizzazione di opere derivate
per fini non commerciali. Purchè venga citata la fonte. Based on a work at: http://psconsulting.jimdo.com/
Permissions beyond the scope of this license may be available at: infopsconsulting@email.it