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mercoledì 30 maggio 2012

€uro visione dieci anni dopo-parte 2^: e le tasche degli italiani?

(Covered under Copyleft License-CC BY-ND 3.0)
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Nella prima parte dell'articolo ho tentato di tracciare un sintetico bilancio del primo decennio della nostra moneta unica; ho analizzato presupposti, obiettivi, funzioni ed auspici attesi. Ma ho anche tentato di stigmatizzare le ragioni delle attuali criticità oltre che dei rischi che incombono sull'€uro.
E dunque, proviamo a farlo questo tuffo nelle fredde acque "dell'economia reale"; quel burrascoso mare che risponde al nome di: "potere d'acquisto delle famiglie". Chiediamoci, cioè: cosa è successo, in questi due lustri, alle nostre tasche?
Orbene... la capacità di spesa delle famiglie italiane, sostanzialmente, si è ridotta perché l'inflazione è cresciuta più delle retribuzioni. Nel senso che, partendo dai dati macroeconomici, ogni indagine eseguita, quantifica subito in una percentuale del 7% il calo del potere d'acquisto degli italiani. Il risultato è frutto del rapporto fra l'inflazione, cresciuta in dieci anni del 21% ed il reddito medio pro capite, il cui incremento è stato invece solo del 14%.
Prima riflessione quindi: quali immediate conseguenze si sono avute sulla spesa? Come e quanto è cambiata la propensione degli italiani nel frattempo?La riduzione della capacità di spesa ha ovviamente modificato i comportamenti. Ovvero: negli alimentari, ad esempio, mentre i prezzi sono saliti in dieci anni del 25%, la spesa relativa è cresciuta solo del 13%, diventando quindi più selettiva.
Al contrario, essendo cresciute le ore passate al cellulare e su internet, la spesa relativa è cresciuta del 30% mentre i prezzi per le tlc sono calati del 28%.
Seconda riflessione: Inflazione o speculazione?
Bene, partendo dai dati Istat, possiamo rilevare che, la crescita dell'inflazione (ossia l'indicatore che calcola il costo della vita in base all'aumento dei prezzi al consumo) è stata in media del 2,3% annuo: i prezzi, dunque, in dieci anni sono cresciuti di quasi un quarto di punto. Il percorso è stato abbastanza lineare, con l'eccezione del biennio che ha preceduto la crisi globale quando, nel 2007-2008, sui generi alimentari e sull'energia si scaricarono i rincari improvvisi dei prezzi di cereali e del petrolio. Effetti che, la speculazione, ha fatto diventare permanenti anche a crisi del grano conclusa.
E le autorità che cosa hanno fatto per tutelare i consumatori? Niente!
La prova è nel prezzo della farina, del pane e degli altri derivati dei cereali. Cresciuto in linea con l'inflazione fino al 2007, ha poi fatto un balzo in avanti e non è più risceso, chiudendo il decennio dell'euro con una crescita (+ 33% per il solo pane) nettamente superiore rispetto all'inflazione.
Ma vediamo più da vicino l'andamento dei settori topici dell'economia. Quantifichiamo le variazioni decennali analizzandone i vari settori topici.
Beni primari: La speculazione sul pane si nota anche di più guardando ai prezzi degli altri generi alimentari, il cui aumento è stato invece quasi in linea (+25,3%). A parte i beni come tabacchi e gli alcolici (+53%), dove la spesa è diventata più salata per tutti gli italiani, è il settore dei beni cosiddetti "primari" come: acqua (+53%) gas (+34%), carburanti (+35%) e servizi locali, a cominciare dai trasporti pubblici (+35%) e dalle tariffe per i rifiuti solidi urbani (+33%);
Trasporti ed RC-Auto: Sui trasporti in generale, il settore, malgrado pulluli di offerte low cost, è uno di quelli dove i rincari sono stati più anormali: +147% per le navi, +61% per gli aerei, +46% sui treni e +34% per i taxi. Se si guarda al trasporto pubblico urbano, invece, l'entrata in vigore dei biglietti a 1,50 €uro, fa di Milano e Genova le città coi maggiori aumenti (+94%), considerato che nel 2001 la corsa costava 1.500 lire.
In tutto ciò hanno inciso sì le vicende del petrolio ma, indubbiamente, anche le speculazioni via via attuate all'ombra del barile.
Quanto ai premi RC-Auto, i costi sono cresciuti a dismisura in città come Napoli (+122%) e Palermo (+77%), mentre a Roma è balzata del 136%, in dieci anni, la spesa per assicurare moto e motorini.
Ora, se mie è permesso, aggiungerei un'ulteriore riflessione, ossia: supponendo che il nostro mercato domestico operi in regime di "Libera concorrenza", qual'è stato il beneficio (se mai c'è stato) delle liberalizzazioni? Bè, provo io a fornire una personale chiave di lettura. Nessuno! E vi spiego anche il perchè.
In alcuni settori chiusi, come quello dei trasporti, la presenza di monopoli, oligopoli oppure di cartelli, più volte denunciati anche dalle autorità di controllo, hanno pesato sui rincari e sui consumatori. Tranne in poche ingannevoli eccezioni, ovvero... laddove il mercato è stato aperto (ad es. con ampliamenti della rete distributiva), i prezzi sono andati giù: il caso più evidente riguarda i farmaci, scesi del 28% in 10 anni.
Tuttavia, sta di fatto che, la nostra economia, è ben lungi dal vivere in armonia col principio di libera concorrenza. Ma andiamo avanti col pesare  le notre tasche.
Le “bollette salate: a conti fatti, pare sia il comparto energetico ad aver subito di più i contraccolpi legati al petrolio ed al prezzo del barile. In mezzo ci sono situazioni geopolitiche complesse ed eventi straordinari, ma a pesare sono state anche le inefficienze industriali legate alla raffinazione ed alla distribuzione.
Dove l'andamento dei prezzi è stato in linea con l'inflazione, come nei settori delle telecomunicazioni e dell'elettricità, il merito è stato in gran parte della maggiore concorrenza sul mercato dei gestori, anche in seguito alle liberalizzazioni varate nel 2007. In questi primi dieci anni ci sono stati anche settori con crescita qusi inferiore all'inflazione. Vediamo, allora, i beni dai rincari minori. 
Le aree in cui la spesa è cresciuta meno rispetto a 10 anni fa, TLC a parte, è tutto il settore dell'abbigliamento e calzature (+17,9%), dell'arredamento (+20,5%), le spese per il tempo libero e la cultura (+10,9%) e soprattutto nel settore sanitario (+2,8%).
Sopra la media dell'inflazione è stato l'aumento dei prezzi per l'istruzione (+26,5%) e per i servizi ricettivi e di ristorazione (+28,9%).
In un focus particolare su alberghi, bar e ristoranti, l'indagine rileva che mentre il costo di una notte in hotel è salito dal 2001 solo del 17%, le consumazioni in bar e ristoranti nelle grandi città sono salite mediamente di 33 punti.
Drammatico, grave e difficile da comprendere, questo incremento relativo all'istruzione; specie in considerazione dei numerosi tagli  operati in questi anni.
Ma andiamo avanti con le verifiche settoriali. Scopriamo gli arcani legati alle due voci italiane per antonomasia. E cioè Caffè e pizza:
in questo caso, i dati vanno contestualizzati. E' vero che il caffè, ad esempio, è aumentato del 35% a Roma e del 18,5% a Milano, ma è anche vero che Milano è passata da 0,84 centesimi ad 1 €uro, mentre Roma da 0,63 a 0,85 cents di €uro. Il maggiore incremento sulla pizza, invece, si è registrato a Bari (+45,2%), mentre il minore a Roma (+20,2%). Oggi, però, secondo Altroconsumo, a Bari la pizza continua a costare la metà rispetto a Roma: 3 €uro contro 6 €uro. Mah, misteri della crisi!
E c'è da chiedersi (ed anche con una certa preoccupazione): come mai? In che modo si è potuto giungere a dimezzare una "Offerta"? Abbassandone la qualità delle materie prime? Il dubbio, me lo consentirete, appare legittimo!
E giungiamo alla parte finale. Ovvero, le mie conclusioni:
non posso certo dire che, il passaggio all'€uro, dopo dieci anni di moneta unica, sia stato indolore  per noi consumatori. Ma, fatta eccezione per il biennio 2007-2008, l'inflazione, in fondo, è cresciuta in modo fisiologico.
Tuttavia, i picchi nascosti (e non controllati da nessuno) dietro l'andamento medio dei prezzi, hanno fortemente penalizzato i consumatori, a cominciare proprio da quei beni di prima necessità quali: l'acqua, il gas, il canone Rai o i trasporti, che hanno registrato aumenti generalizzati (e molto spesso non giustificati) per le tasche dei cittadini.

uro 10 anni dopo: Casi pratici

Ma quanto guadagnano gli italiani? Quanto riescono a risparmiare? E come spendono? Mostriamolo, in sintesi, nelle immagini che seguono; due foto che sbirciano, con asettica discrezione, nelle tasche degli italiani facendo il punto della situazione.




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