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mercoledì 10 novembre 2010

Borse: è possibile battrle? Con l'investimento a rate guadagni moltiplicati e perdite sminuite

Carmine C.no (by PS Consulting) / CC BY-ND 3.0


Una ricetta per vincere sempre! Vi chiederete, ma come si farà mai? La risposta è molto semplce. La ricetta è: piano di accumulo! 
Immaginate di fare un salto indietro nel tempo. Immaginate di tornare ad un altro momento difficile, quello tra il 2001 e il 2004, a cavallo del crack precedente. Ma cerchiamo di essere più chiari ed approfondiamone meglio la dinamica e la logica. Investire in Borsa a piccoli morsi. Con lo stesso principio di accumulazione (granello dopo granello) della previdente formica nella favola di La Fontaine. Perché le cicale dei mercati si sono dimostrate capaci di distruggere in pochi mesi fortune colossali, come dimostra il calo dei principali indici azionari: dal meno 48,8% dell'S&P/Mib di Milano, al meno 48,78% del DJ-Eurostoxx 600 delle blue chip europee.

Di fronte a questa distruzione di ricchezza, i risparmiatori che hanno saputo fare tanti piccoli investimenti costanti nel tempo, possono tirare (almeno in parte) un sospiro di sollievo. Una scommessa lungimirante sull'indice Dow Jones Eurostoxx 600, fatta investendo attraverso i Pac (piani di accumulo del capitale con versamenti di piccole quote costanti) ha registrato infatti dal marzo 2001 a fine ottobre 2008 una perdita contenuta nel meno 18,1% a fronte di un calo dell' indice del 31%, del medesimo arco di tempo. Lo stesso investitore che avesse interrotto nell' ottobre dello scorso anno un Pac sul medesimo indice iniziato alla stessa data, avrebbe realizzato invece un brillante profitto del 51,9%, contro una più modesta performance (in ogni caso largamente positiva) del 24,2% registrata dall'Eurostoxx600. Questi dati, elaborati da CorrierEconomia, evidenziano che i Pac azionari sono in grado di aumentare notevolmente i guadagni in tempi di vacche grasse e di ridurre drasticamente le perdite quando i listini volgono al brutto. Ma i piani di accumulo del capitale in azioni sono uno strumento adatto anche alle fasi di mercato Orso?

«I Pac sono uno strumento valido in ogni circostanza perché offrono il vantaggio di sganciare le decisioni di investimento dalla pressione psicologica determinata di volta in volta dall' andamento delle Borse», risponde Stefano Rossi (Amministratore delegato di Edmond de Rothschild Italia Am.)

«Grazie ai Pac, il processo di investimento si sottrae al rischio legato al momento di ingresso sul mercato perché i prezzi di acquisto vengono "mediati" sull' arco di molti anni», precisa Claudio Izzo (della società indipendente di consulenza agli investimenti B&I Consulting).

«Di conseguenza (vedi box in basso) i periodi di alta volatilità, anche con mercati in discesa, sono tra i migliori per investire in Borsa a piccoli morsi. Fare un Pac per mezzo di un indice oppure attraverso un fondo azionario dà modo all' investitore di cogliere le tante occasioni di titoli sottovalutati che si presentano quando vi è uno scollamento tra i fondamentali delle aziende (utili, ricavi, e indebitamento, che in molti casi sono buoni) e le quotazioni degli stessi titoli. Proprio come sta accadendo adesso; permettendo di evitare di rischiare troppo su un singolo nome o su un paniere troppo ristretto di società».

Naturalmente, molto importante è anche la scelta degli indici azionari su cui investire. E gli esperti si dividono tra chi preferisce scommettere sui mercati azionari più maturi ed efficienti, di Stati Uniti ed Europa, e chi invece prevede performance migliori da Pac settoriali, fatti ad esempio sulle alte tecnologie o sul biotech. Bisogna naturalmente sapere che, sebbene smussato, l' effetto del ciclo di Borsa di lungo periodo, ha una notevole influenza sul rendimento finale dei Pac. Le simulazioni elaborate da CorrierEconomia prendono in considerazione tre scenari di medio periodo: 

1) L'ipotesi più negativa è quella di un Pac azionario iniziato nel marzo del 2001 con versamenti mensili di mille euro e terminato nel marzo del 2004. In questo triennio di mercato Orso, l'indice Dow Jones Eurostoxx 600 ha perso il 28,7% con una punta minima del -48%. Ma il Pac avrebbe mantenuto pressoché inalterato il valore assoluto di tutti i versamenti effettuati, con una performance negativa di appena l' 1,2%.

2) Nel caso di uno scenario meno fosco, con un Pac iniziato nel dicembre 2001 e protratto fino al dicembre 2004, l' indice perde il 15%. Ma, grazie alla ripresa che si manifesta verso la fine del periodo, l' investitore realizza un guadagno comunque positivo, del 12,5%.

3) Nella terza ipotesi, ancora migliore, con investimenti che coprono un periodo che va dal giugno del 2002 al giugno del 2005, quindi con una fase di consistente rialzo, l' indice ha una performance positiva del 9,1% e il rendimento del Pac sale al 24% nel triennio.

Come si vede, al variare della data di inizio o di fine del Pac i risultati possono cambiare, anche di molto. Tuttavia le oscillazioni si attenuano via via che la durata del piano si allunga.

Ma adesso, scendiamo più nel tecnico ed analizziamo la questione in tre aspetti fondamentali.

1) Ma i gestori quale approccio dovrebbero avere? Gestori attivi o replicanti? Inoltre, su quali attività finanziarie costruire una “mediazione” nel tempo? Cioè: meglio costruire un Pac azionario attraverso i tradizionali fondi comuni oppure per mezzo degli Etf (Exchange traded funds), i fondi passivi che replicano gli indici azionari?

«Questa domanda non ha una risposta univoca e varia a seconda delle circostanze», osserva Claudio Izzo. «L'evidenza statistica indica, infatti, che solo un quarto dei fondi attivi, quelli proposti dalle SGR tradizionali e che fanno scelte autonome (e rischiose) di selezione dei titoli, riesce a battere sistematicamente gli indici azionari di riferimento. Gli altri tre quarti dei fondi attivi ottengono risultati peggiori rispetto a quelli dell' indice».

«Verrebbe dunque da dire, meglio scegliere gli Etf, che in certi casi sono meno brillanti, ma offrono maggiore stabilità e sicurezza. E soprattutto hanno costi di gestione molto più contenuti rispetto ai fondi comuni», suggerisce Izzo.

In realtà, secondo il consulente, se si conosce bene la politica di gestione di un fondo tradizionale e si ha fiducia nella capacità del fund manager di macinare risultati migliori rispetto a quelli della media di mercato, diventa più conveniente scegliere un fondo attivo. L' importante è valutare bene le alternative «e confrontare prodotti tra loro omogenei, perché non sempre ai fondi attivi corrisponde un Etf assolutamente identico».

Al di là della bravura del gestore occorre ricordare che i fondi attivi sono gravati da costi mediamente quattro o cinque volte superiori a quelli degli Etf. E uno o due punti percentuali di performance annua in più (dovuta a costi minori) sull' arco di vita di un Pac, a lungo termine, possono fare una notevole differenza sulla performance complessiva dell' intero investimento. E giocare, di conseguenza, a favore degli Etf.

2) Seconda questione da analizzare: su quali indici puntare?

Scegliere bene il sottostante su cui realizzare un piano di accumulo del capitale è fondamentale. Basta considerare il caso limite, ma non per questo meno reale, della Borsa giapponese e dei listini dei paesi emergenti. Chi negli ultimi 15 anni avesse fatto un Pac sull'indice azionario di Tokio, mai veramente uscito dalla crisi dei primi anni Novanta, avrebbe realizzato guadagni irrisori. A differenza di chi, puntando sugli indici azionari delle economie emergenti ad alta crescita, ha moltiplicato di alcune volte il valore complessivo dei fondi versati regolarmente nel Pac.

«In generale penso che sia meglio realizzare un piano di accumulo sugli indici azionari dei paesi economicamente e finanziariamente più evoluti, e puntare di conseguenza sulle Borse europee e sul listino statunitense», nota Stefano Rossi.

I mercati evoluti, infatti, nonostante la difficilissima congiuntura di questi ultimi 12 mesi, dovrebbero essere i primi ad uscire dalla crisi perché riflettono i fondamentali di economie più stabili, mature e consolidate. «Questo non vuol dire che, in una logica di diversificazione, non sia una buona scelta destinare una quota di investimento, con o senza Pac, anche alle economie ad alta crescita», conclude Rossi.

Diversa la posizione di Claudio Izzo, convinto che le migliori performance di lungo termine possano venire dagli indici settoriali piuttosto che da quelli geografici.

«Comparti con elevati tassi di sviluppo come l' hi tech, le biotecnologie o le energie alternative e rinnovabili hanno le migliori probabilità di produrre nel lungo periodo risultati di Borsa superiori alla media dei rendimenti di mercato», sottolinea.

3) La misura del PAC, cioè: quanto investire e quando?

Anche il “quando” come il “quanto” investire in un Pac azionario, sono variabili importanti. Naturalmente l'ammontare dell' investimento (mensile, trimestrale o altro) per un Pac, è funzione del reddito disponibile e della propensione al rischio del singolo.

«In generale possiamo dire che un piano di accumulo del capitale è uno strumento interessante soprattutto per i piccoli e i medi risparmiatori perché consente l' impiego di somme anche modeste, che possono variare da poche centinaia di euro mensili, al limite anche soltanto cento euro, e raggiungere il tetto massimo desiderato», osserva Claudio Izzo.

La scelta del momento in cui iniziare un Pac, come abbiamo visto, è anch'essa importante, ma ancora più rilevante è la decisione su quando smobilizzare l'intero patrimonio accumulato. Visto che un Pac ha un orizzonte temporale medio-lungo (almeno 5-10 anni) è importante evitare di disinvestire quando i mercati sono in forte ribasso. In questi casi conviene prolungare il piano di accumulo fino a quando gli indici non danno segnali di ripresa, in modo da rivalutare l' intero montante accumulato negli anni. 
Quindi….«Per questi motivi un Pac si addice soprattutto a un investitore giovane, oppure a una famiglia che non ha necessità impellenti di liquidare il portafoglio», nota Stefano Rossi.

In generale i risultati migliori in termini di performance sono offerti dalle fasi di mercato rialzista oppure ribassista. «Quando i mercati scendono il meccanismo degli acquisti scaglionati permette di mediare fra i prezzi e di entrare in Borsa a valori convenienti. Nei trend ascendenti, invece il risparmiatore viene tutelato dal rischio di comprare sui massimi», conclude Izzo.

In conclusione, alla luce di quanto sin’ora scritto, esiste una memoria storica sul PAC. Ovvero, l’esperienza prodotta da Fonditalia Global; storico fondo di diritto lussemburghese che per primo fu collocato in Italia. I risultati che diede, a coloro che lo sottoscrissero sin dagli anni ’70 (va detto che allora le rate medie mensili oscillavano fra le 50.000 e 70.000 £it. del vecchio conio) fino agli inizi degli anni ’90, sono stati a dir poco strabilianti. Disinvestimenti pari anche a 4-6 volte la somma versata (visti coi miei occhi, parola mia!).

E certamente di crisi, in quel ventennio, ce ne furono eccome! Crisi si, ma anche straordinarie opportunità di acquisti a “Saldi” irripetibili. Irripetibili, perlomeno, fino alla recente crisi del 2008-2009; momento in cui (con uno storno dei mercati di circa 13 anni-MSCW al 1996) è stato nuovamente possibile beneficiare di saldi realmente appetitosi.
Sarebbe davvero utile se, dalla platea di chi mi legge, potessi raccogliere materiale probante. Così, per imboccare daccapo un sentiero da troppo tempo abbandonato, per colpa del delirio dell’industria del risparmio gestito.
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