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giovedì 14 ottobre 2010

La nuova “febbre per l'oro”-I sospetti sulla Fed:Il metallo giallo spezza il potere di dollaro e monete

Segue da post precedente

 C.ne Covino (PS Consulting) / CC BY-ND-3.0




Dove eravamo rimasti! Dunque, si analizzava il perché di un prezzo così alto. Ebbene, facciamo il punto della situazione. Nei giorni scorsi, l' oro ha superato i 1.370 U$A (per oz. Troy), massimo storico nominale.

È ancora lontano il picco storico reale del 1980 quando, con il mondo impaurito dall'inflazione, passando attraverso la guerra sovietica in Afghanistan, l'oncia raggiunse l'equivalente di 2.300 U$A attuali. Tuttavia, da ormai quasi 10 anni, il lingotto non cessa la sua rincorsa. A tal uopo, facciamo qualche passo indietro domandandoci, innanzitutto: com’è cresciuto il prezzo dell’oro in questi anni? Eccovene un riepilogo sintetico

- Anno 2000 – 279 u$a (per oncia Troy);
- Anno 2004 – 410 $;
- Anno 2006 – 603 $ ;
 - Anno 2008 – 780 $;
- Oggi (14-10-10) – 1.370 $.

Quindi, in un lasso temporale di circa 10 anni completi la crescita “nominale assoluta” è stata di 1.091 punti, quasi 5 volte il parametro di partenza. In termini di rendimento ragioniamo intorno 39% annuo (sul decennio).

Un risultato straordinario, soprattutto se si considera che tale crescita, in realtà, è iniziata nel 2004. Mentre il periodo precedente (triennio 2001-2003) ha rappresentato una fase di “accumulo”, ancor prima del nefasto 11 Settembre. Cioè, quando già da tempo le economie occidentali scricchiolavano.

E’ il caso di domandarsi, allora: quali aspettative ci possono essere? Quali scenari, prossimi, offrirà l’Oro?

Beh, debbo dire che su questo punto, nessuno gioca a nascondino. Mi spiego meglio:
- La “London Bullion Market Association” già lo vede sopra i 1.450 u$a nel 2011, mentre sul web fioriscono follie sull'oncia a 5.000 u$a entro cinque anni. Ma freniamo gli entusiasmi. Tentiamo di cogliere le dinamiche ed analizziamo alcuni aspetti attuali e già accaduti. Ecco le indiscrezioni che emergono:
- Gli Stati emergenti comprano. Quelli avanzati, dove ancora si concentrano le maggiori riserve, non vendono più; 
-  La Banca d' Italia, che si è tenuta stretta il tesoro, paga dividendi sulle plusvalenze teoriche al governo;  
- La Bank of England, che si è disfatta di parecchi lingotti a 500 u$a (a fine anni 90), ha ragione di pentirsi. Ovviamente col senno di poi. Dato che, nel frattempo (fra il 1999 ed il 2003) la quotazione del metallo giallo subisce un vero e proprio crollo verticale. Un’occasione troppo ghiotta per chi, invece, ha colto l’opportunità di accumulare.

Ma come mai un crollo così netto? Quali circostanze giustificano una così pesante correzione? Senza dubbio il quadriennio citato lo si ricorderà per due eventi epocali, cioè:

1.      Gli attentati dell’11 Settembre;

2.      L’inevitabile guerra all’Iraq del 2003. Naturalmente preceduta dalla propagandistica e preventiva guerra al terrorismo, di cui alla 1^ amministrazione Bush.

Ciò detto, anche all’occhio più distratto risulterà quantomeno anomala una flessione così pesante. Nel senso: come può essere che, proprio in un momento di estrema confusione ed incertezza, il “Fixing” di riferimento raggiunge un livello così basso?

Molto strano! Soprattutto perchè, come tanti sanno, l’oro (alla stregua dei diamanti) è considerato il principe fra i beni rifugio. Allora sforziamoci di riflettere; riassumendo:
- Un’importante banca centrale (quella inglese) vende una considerevole partita d’oro ad un prezzo ragionevolmente adeguato (adeguato per chi?);
-  Quasi contemporaneamente, il prezzo dell’oro comincia a scendere (complice anche l’aver immesso sul mercato parecchia quantità);
-  Fra il 2000 ed il 2003, periodo a dir poco propiziatorio, inizia un massiccio accumulo di lingotti. E, a tale sollecitazione, il “Mercato” risponde presente! Arrivando a superare oggi i 1.370 $ per Oz., partendo da un valore di 280 $ circa del 2001. Onestamente non mi pare una coincidenza! E poi che succede? 

Oddio, dal 2004 sino ad oggi è un continuo risalire, battendo record giorno per giorno. 
Ma c’è un altro aspetto per nulla marginale e che non va trascurato. Un’altra profonda riflessione che, da persone intelligenti e curiose, non possiamo esimerci dal non fare; mi spiego meglio....

Dall’estate 2007 e sino alla primavera del 2009, tutte le economie mondiali hanno vissuto una delle crisi più drammatiche della storia. I governi sono intervenuti con molteplici manovre per salvare aziende ed economie, oltre che posti di lavoro. Ciò ha ingenerato un notevole aumento del debito pubblico dei singoli stati che, in più occasioni, sono intervenuti per rilevare ingenti quote di proprietà societarie (di interesse nazionale) con l’obiettivo di alienarle a condizioni economiche più favorevoli.

In tutto questo trambusto, è proprio fra il 2007 ed oggi che il prezzo dell’oro ha accelerato la sua corsa, rivalutando notevolmente il patrimonio delle riserve auree di tutte le banche centrali.

Adesso, non mi direte che anche questa è una coincidenza? Non credo sia possibile pensarlo!

Ma qui, giungiamo proprio al punto centrale delle mie analisi. Ovvero: perché questa nuova corsa all'oro?   
Due le possibili spiegazioni, almeno dal mio punto di vista, ve le illustro:
1.      La prima (Minimalista) ricomprende il trend dell'oro in quello più generale delle materie prime. Tutte in una fase di storica rivalutazione, sospinte dalla maggior domanda per usi industriali e dal valore intrinseco e stabilizzante delle cose durante le turbolenze finanziarie;
2.      La seconda spiegazione (Massimalista, se non addirittura apocalittica) non scarta la prima, ma vi aggiunge un inquietante dubbio, non del tutto infondato, che tenterò di sintetizzare così:
-    L' oro è il primo numerario, la moneta per eccellenza. Non inflazionabile né corruttibile; 
-    L’oro si contrappone alla moneta fiduciaria (di carta, metallo o virtuale) che, dal 1971, non ha più alcun legame con il metallo giallo. Neppure nella forma lasca e mediata dal dollaro prevista dagli accordi di Bretton Woods;
-    Oro e dollaro sono diventati nemici, perché se legati, il primo limita la potenza del secondo e pure delle altre monete fiduciarie. Ma vediamone meglio il senso.

Secondo la “scuola austriaca” (fonte degli apocalittici) in condizioni normali il prezzo dell' oro, sale al salire della quantità di moneta messa in circolazione dalle banche centrali.

L' economia del debito (cioè quella che attualmente domina in piena egemonia sui mercati finanziari) droga del mondo, è stata alimentata dall'incremento enorme della massa monetaria. Eppure, solo negli ultimi anni l'oro si è fortemente rivalutato. Come mai? 

La risposta potrebbe essere che: il prezzo dell'odiato primo numerario sarebbe stato manipolato dalla Federal Reserve e dalle investment bank di Wall Street con vendite mirate più o meno fuori bilancio e, alla fine, negando pure i dati sulla massa monetaria globale negli Usa a partire dal 2006. 

Certamente questa, una visione complottistica (me ne rendo conto) che riaffiora sovente. Come nelle richieste, precedentemente citate, del deputato repubblicano Ron Paul, di un audit sulla consistenza fisica delle giacenze auree di Fort Knox. Certo è che la Fed ha triplicato il bilancio per salvare l' economia di carta e ora si appresta a comprare titoli di Stato se la ripresa non si consolida. Stampa moneta virtuale, mentre tra le monete è guerra. Basti pensare alle odierne battaglie valutarie fra: €uro-Dollaro-Yen, passando per lo Yuan cinese. Momento, questo, in cui il dollaro è ai minimi sullo Yen dal 1995.

Con i tifosi vecchi e nuovi dell'oro, "seduti sulla riva del fiume" a citare l' Alan Greenspan del 1966: «Senza lo standard aureo, è impossibile proteggere i risparmi dalla confisca dell' inflazione». 
Sta ai governi e alle banche centrali dimostrare che il primo Greenspan, giovane economista, aveva torto quanto il secondo, già ex banchiere centrale.


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