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mercoledì 16 gennaio 2008

FORME ASSICURATIVE SPECIALI: PIP & FIP
Cose da trattare coi guanti;
Al bando:
La Commissione di vigilanza sui fondi pensione, la COVIP, ha definito troppo care e spesso anche troppo rischiose le polizze previdenziali aperte, con grande dispiacere delle società finanziarie e delle assicurazioni che le offrono. Chi non fa i conti senza l’oste e desidera mantenere il proprio standard di vita abituale anche durante la vecchiaia, chi ritiene a tal fine insufficiente il sistema previdenziale obbligatorio oppure si è già fatto fare i calcoli e sa che la pensione pubblica non gli basterà, penserà ad una pensione complementare o investirà il proprio denaro in modo sicuro e proficuo. Non pochi hanno scelto la strada dell’assicurazione sulla vita (v. pagina 33): per la maggior parte di loro si tratta però di un errore, innanzitutto perché la pensione di vecchiaia, in realtà, non è un problema di quale assicurazione stipulare ma piuttosto del modo di investire il proprio denaro. Con F.I.P. (Forme Individuali di Previdenza) o P.I.P. (Piani Individuali di Previdenza) le cose non stanno molto diversamente anche se essi dal 1 gennaio 2001 hanno sostituito le tradizioni assicurazioni sulla vita in questo settore (decreto legislativo 47/2000) e beneficiano delle agevolazioni fiscali delle forme pensionistiche complementari. Il legislatore distingue ora tre tipi di assicurazioni:

• F.I.P. o P.I.P. (prevedono il pagamento di una rendita vitalizia)
• assicurazioni contro i rischi (assicurazione in caso di morte o di invalidità)
• assicurazioni di capitali, ossia polizze come prodotti finanziari (unit linked ed index linked)

La nuova disposizione di legge classifica Fip e Pip tra le forme pensionistiche complementari e di conseguenza le tratta in modo analogo ai fondi pensione aperti. Ma questo – in pratica - cosa significa? Significa che viene meno la tassa del 2,5% sui premi versati e che si può detrarre dall’imponibile fino al 12% del reddito complessivo. Già questo implica un grosso vantaggio a livello fiscale. E a ciò si aggiunga un’aliquota vantaggiosa, pari all’11%, rispetto al normale 12,5% sui proventi. Il diritto alla corresponsione della rendita matura come per i fondi pensione complementari con l’età (si tratta dell’età pensionabile del sistema obbligatorio). E in più la legge dà diritto all’assicurato di cambiare ogni tre anni società finanziaria o compagnia assicurativa se i risultati dell’investimento non lo soddisfano. Il contributo, ossia il premio, viene versato solo dal lavoratore e l’importo può essere fissato e cambiato liberamente. Fino al 50% del capitale maturato può essere incassato al momento della messa a riposo mentre il resto – e in questo sta la differenzia rispetto ad una normale assicurazione sulla vita – deve essere versato sotto forma di rendita periodica.
L’esplosione delle spese:

Dall’analisi della COVIP emerge che un sottoscrittore, qualora decida dopo tre anni di trasferirsi - cosa che la legge consente – è costretto a pagare mediamente una commissione pari a quasi l’ 8% nel caso di piani di investimento previdenziale (P.I.P. – F.I.P.) e di quasi il 10% nel caso di PIP collegati alle cosiddette polizze unit linked. La Commissione di vigilanza sui fondi pensione rileva altresì che l’ammontare degli oneri annuali di gestione assume valori accettabili solo dopo 35 anni di permanenza nel fondo, con una media annua variabile tra 1,5 e 2,4 per cento. Inoltre l’ISVAP, Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo, ha richiamato l’attenzione sui prodotti vita: attraverso l’attrattiva di rendimenti potenzialmente elevati, trasferiscono al sottoscrittore quote crescenti di rischi finanziari di cui non sempre è agevole prevedere la misura. Per non parlare del fatto che il “rischio” mal si concilia con la natura stessa dell’assicurazione.
Una nota critica: Magre prospettive

Se agli oneri gestionali aggiungiamo anche l’inflazione annuale, ci accorgiamo che raramente i prodotti presenti sul mercato garantiscono le rendite necessarie per vedersi restituire anche solo il denaro investito nel corso del contratto. L’attuale boom delle polizze pensionistiche complementari rappresenta pertanto una spada di Damocle sul capo di chi tenta di garantirsi una vecchiaia al riparo da preoccupazioni finanziarie, implicando sovente carenze nella copertura previdenziale. Altro punto critico è la scarsa trasparenza dei prodotti assicurativi. La situazione è talmente intricata da scoraggiare qualunque tentativo di raffronto: le strutture dei costi differiscono in modo sostanziale da un caso all’altro, non essendo stata prevista una commissione uguale per tutti.
Consigli:

• per garantirsi in vecchiaia una “rendita supplementare” mensile, è necessario accumulare entro la fine del periodo lavorativo un piccolo patrimonio, laddove sarebbe opportuno investire il proprio denaro in prodotti quali immobili, obbligazioni, eventualmente azioni, depositi a risparmio ecc., anziché rivolgersi a polizze vita a lunga scadenza o a polizze pensionistiche private;
• prima di sottoscrivere una polizza previdenziale oppure vita, prendere in considerazione l’opportunità di aderire a un fondo pensione chiuso (p. es. il Laborfonds) e solo in seconda istanza rivolgersi ai fondi pensione aperti. PIP e FIP hanno generalmente spese superiori rispetto ai fondi complementari aperti;
• queste due forme di investimento (fondi pensione aperti e PIP-FIP) sono un impegno a scadenza medio-lunga e riguardano prodotti non flessibili. Sono distribuiti da banche, assicurazioni e intermediari e il capitale può essere investito secondo tre profili di rischio (prudente, dinamico o aggressivo). Poiché al termine della durata contrattuale la maggior parte del capitale maturato deve essere convertita in una rendita è pressoché impossibile calcolare a priori l’ammontare effettivo di questa rendita. Per la sua determinazione si applica infatti l’aspettativa di vita media valida al momento dell’erogazione della prestazione previdenziale, secondo le tabelle annuali elaborate dall’ISTAT. Considerando che la vita media della popolazione aumenta costantemente, la tendenza che si delinea è verso una progressiva riduzione delle pensioni effettive;
• fatevi assolutamente confermare la detraibilità fiscale.